Dr.ssa Sara Verdini

Psicologa e Psicoterapeuta, Consulente Tecnico e Psicomotricista Funzionale

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Esistono gli esercizi di Psicomotricità?

“In Psicomotricità si fanno esercizi?

..Come in palestra?

Dovrò portarmi un cambio?

Farò fatica?”

Ecco alcune domande che talvolta sentiamo fare sulla Psicomotricità.

In realtà nell’intervento Psicomotorio Funzionale viene eseguita, all’inizio del percorso, un’analisi funzionale dettagliata degli aspetti psicomotori della persona, per poi valutare le necessità e i bisogni. In base a ciò vengono proposte delle attività definite “esperienze” (non esercizi!) utili al suo sviluppo: possono essere esperienze di aggiustamento motorio, di rilassamento tonico, di equilibrio, grafo motorie, ecc.. utili, funzionali e specifiche per la persona.

Per questo non esistono esercizi standard che possono andar bene per tutti: le esperienze vengono pensate e adattate alla persona, ai suoi bisogni e al suo livello di necessità, oltre che alla piacevolezza o interesse che possono suscitare.

Può capitare dunque che per un bambino di 4 anni sia necessario fare esperienze sull’attivazione e sull’attenzione nel gioco simbolico, oppure, per un bambini di 6 anni, delle esperienze sull’inseguimento visivo e sull’aggiustamento del gesto grafico, visto il futuro inserimento alla scuola elementare, o ancora, per un bambino di 10 anni, un percorso #riabilitativo di abilità toniche e di equilibrio.

🌱Non esistono quindi esercizi in psicomotricità, ma esperienze in un percorso ricco di attivazione di potenzialità, specifiche per ognuno di noi.

dr.ssa Sara Verdini, Psicologa, Psicomotricista Funzionale

Il colloquio clinico-forense

Nel contesto forense vengono condotti colloqui durante le Consulenze Tecniche, a seconda dell’oggetto della stessa. La Consulenza Tecnica può infatti riguardare una separazione o un affido, una valutazione del danno a seguito di un evento negativo, mobbing, violenza e in tutti quei casi riguardanti minorenni, per poter rispondere ai quesiti posti dal Giudice nel procedimento giudiziario.


Il colloquio forense deve ovviamente tener conto di limitazioni e di una diversità di obiettivi e finalità, rispetto ad un colloquio clinico. L’oggetto del colloquio forense è raccogliere la storia della persona, di come essa la racconta o ce la racconta, in modo da dare all’individuo la possibilità di elaborazione di strategie di cambiamento a lungo termine, oltre che permettere di effettuare una valutazione sulla personalità o su aspetti psichici della persona.


L’Ascolto è sempre la parte principale del colloquio psicologico, sia clinico che forense.
E’ quindi fondamentale utilizzare un Ascolto Attivo, modulato sulla persona, che possa permettere ad essa di esprimersi e di poter approfondire liberamente certe tematiche e aspetti del Sè.


Il colloquio clinico forense è, in tal senso, sia una valutazione della persona e della sua vita psichica, sia un percorso che mira a predisporre la persona al cambiamento, utile al procedimento giudiziario specifico.

dr.ssa Sara Verdini, Psicologa, CTU Tribunale di Firenze

Attività per il PREGRAFISMO

Attività da fare in casa con i bambini, per promuovere il pregrafismo con la Psicomotricità Funzionale

Con la chiusura delle scuole, molti bambini della Scuola d’Infanzia hanno interrotto i programmi di preparazione alla scuola Elementare, sia nell’apprendimento, sia in tutti quei prerequisiti che costituiscono un bagaglio importante da portare alla Scuola Primaria. 

In casa è possibile fare tante attività e con del materiale facilmente recuperabile, possiamo aiutare i nostri bambini ad acquisire abilità importanti, bastano alcuni accorgimenti e obiettivi ben chiari.

 

Di seguito troverai il collegamento a video su Instagram che ho realizzato, proponendo attività utili per il pregrafismo.

Infine, per alcune attività ti allego del materiale utile, da stampare o da riprodurre sul foglio.

 

DISEGNO SULLA SABBIA\FARINA

LINEE CURVE, SPEZZATE, SPIRALI

PUNTINISMO

TANGRAM

COORDINAZIONE E DISSOCIAZIONE MOVIMENTI

FORME E SIMMETRIAMODELLI SIMMETRIA

COORD. MOTORIA E OCULOMANUALE, RITMO E SEQUENZEMODELLI SEQUENZE

ABILITà VISUOSPAZIALI

Jung, demoni e ombre

Eddie the Head è la mascotte del gruppo Hard Rock Iron Maiden.

E’ sempre raffigurata nella copertina dei loro album in situazioni e con aspetti diversi; dal 1980 appare anche fisicamente ai concerti, irrompendo sul palco tra i membri del gruppo. Eddie è una figura difficile da definire: è un mostro, uno scheletro, uno zombie.. o tutte e tre le cose insieme? Fà paura sia nell’aspetto sia nel suo rendersi difficilmente definibile.

Chi è Eddie?

Eddie rappresenta le angosce, le paure, i demoni che abbiamo dentro, le emozioni come l’aggressività, la rabbia, l’invidia, la gelosia, la vergogna. Eddie è la nostra ombra, come direbbe Jung. Dai contorni sfumati, la nostra ombra non si fa conoscere: viene negata e spesso trasferita agli altri.. la nostra ombra fa paura: come direbbero gli stessi Iron Maiden:”Fear of the dark”.

 

Rifiutare la nostra ombra porta a delle conseguenze importanti, come la scissione, rendendo l’ombra indipendente e con vita autonoma (ce lo ricorda “Lo strano caso di dr.Jekyll e Mr.Hyde”) e l’identificazione continua con la cattiva impressione che abbiamo di noi stessi (creandoci ostacoli che in realtà esistono solo nella nostra mente).

L’ombra esiste e ha bisogno di esprimersi.

Solo nell’oscurità completa non si ha ombra. E’ la luce che mi permette di conoscere la mia psiche, mettendomi di fronte anche alla mia ombra: Eddie infatti irrompe sul palco durante il concerto, si rende visibile, sfidando il nostro desiderio di combattere le ombre, di neutralizzarle.

E’ però impossibile sfidarle: combatteremmo contro una parte di noi che in realtà ci definisce e ci dà forma, in qualche modo. Abbracciare la nostra ombra, accettare la sua esistenza e la sua presenza, così come Eddie è presente sui dischi e nei concerti, ci consente di abbracciare i nostri demoni, allearci con loro e acquisire nuova energia psichica.

 

Eddie the Head è diventato un nostro alleato non contro il buio, ma contro la paura stessa del buio.

 

“Non si diventa illuminati perché ci si immagina qualcosa di chiaro, ma perché si rende cosciente l’oscuro”

JUNG, Opere

Musica 8D: ascoltiamo davvero “con il cervello”?

Negli ultimi giorni stanno girando sul web e sui Social molte canzoni elaborate in 8D, con la raccomandazione di ascoltarle con le cuffie per avere un’esperienza di ascolto nuova, definita da molti come “l’ascoltare la musica con il cervello”.

In realtà le sperimentazioni in 8D sono vecchie, ma sicuramente si sono migliorate nel corso del tempo, grazie a strumenti e programmi digitali che permettono di modificare l’equalizzazione e le frequenze del suono.

Il risultato durante l’ascolto è davvero particolare: la sensazione è che la musica si “sposti” da una regione all’altra della nostra testa, in modo fluido.

Se non hai mai provato, ti consiglio questa: https://www.youtube.com/watch?v=T2ggYdgq8hc

La raccomandazione è ovviamente quella di ascoltarla con le cuffie.

 

Ma come funziona questa musica?

Si ascolta davvero con il cervello?

 

In realtà OGNI COSA viene ascoltata con il cervello! Per comprendere meglio il meccanismo della musica 8D, è necessario capire come in realtà funziona il cervello e il sistema uditivo quando percepiamo i suoni. Alcuni spunti utili provengono dalla Psicoacustica, ovvero dalla percezione soggettiva dei suoni. La Psicoacustica è infatti lo studio della Psicologia della percezione acustica.

Il nostro sistema uditivo

Molto brevemente, l’orecchio può essere diviso in tre parti: orecchio esterno, medio e interno. L’orecchio esterno, costituito dal padiglione auricolare e dal meato uditivo esterno, incanala il suono verso la membrana timpanica e l’orecchio medio, dove il suono viene amplificato attraverso i tre ossicini – martello, incudine e staffa. L’orecchio interno contiene la coclea, che trasforma le onde sonore in segnali neurali acustici. La coclea ha una struttura a spirale piena di liquido, che contiene delle cellule ciliate connesse al nervo uditivo: queste, “muovendo le ciglia”, convergono l’energia sonora in segnali neuronali. Gli impulsi provenienti dall’orecchio viaggiano attraverso il nervo uditivo e le fibre nervose uditive vanno da ciascun orecchio a entrambi i lati del cervello, raggiungendo delle porzioni corticali diverse: la corteccia uditiva primaria e corteccia uditiva secondaria. In entrambi i nuclei della corteccia uditiva, le cellule sono organizzate in ordine di frequenza: queste cellule possono produrre una risposta, ovvero attivarsi, a specifiche fonti di suono o a suoni specifici.

 

Come riusciamo a determinare la provenienza di un suono?

Così come avere due occhi garantisce maggiori abilità visive, così avere due orecchie assicura maggiori abilità uditive. L’uso di due orecchie è detto rilevamento binaurale e garantisce la capacità di localizzare una fonte sonora, ovvero da dove arriva un suono: dietro di noi, davanti, di lato, sopra, sotto.

La capacità di localizzare la fonte sonora dipende sostanzialmente da tre indici: la differenza di tempo di arrivo, la differenza di fase e l’ombra sonora.

La differenza di tempo di arrivo (o differenza di latenza) si riferisce al diverso tempo in cui un suono arriva a ciascun orecchio, anche se tale differenza può essere piccola quanto una frazione di millisecondo.

La differenza di fase si riferisce al fatto che diverse porzioni dell’onda sonora arrivano a ciascun orecchio in un dato momento: quindi se un orecchio è stimolato da una porzione ad alta frequenza dell’onda sonora, l’altro potrebbe essere stimolato da una a bassa pressione.

Infine, l’ombra sonora è relativa alla posizione della nostra testa rispetto al punto di provenienza del suono: le informazioni provenienti dal lato della testa rivolto verso il suono saranno più intense rispetto al lato della testa non rivolto verso il suono.

 

 

Il meccanismo utilizzato nella musica 8D quindi, fa riferimento alle diverse fasi dell’onda sonora con cui vengono stimolate le due orecchie, oltre alle diverse frequenze presentate all’orecchio destro o all’orecchio sinistro.

 

Il cambiamento nell’equalizzazione dei suoni, l’uso delle diverse percezioni stereofoniche e una diversa regolazione delle frequenze fa sì che il suono sia percepito come proveniente da diverse posizioni intorno a noi: davanti, dietro, di lato, ecc..

 

In tal modo quindi non è vero che “ascoltiamo la musica con il cervello”, perché tutta la musica viene ascoltata con il cervello! Semplicemente diamo degli stimoli diversi al nostro sistema uditivo, “ingannando” il cervello sulla reale provenienza del suono. Il nostro cervello cerca di informarci sulla diversa localizzazione della fonte sonora, ma in realtà sono le diverse frequenze del suono, che fanno percepire diversi punti di provenienza del suono stesso.

 

dr.ssa Sara Verdini

 

 

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Dr.ssa Sara Verdini, Psicologa e Psicomotricista Funzionale a Firenze

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