Dr.ssa Sara Verdini

Psicologa, Consulente Tecnico e Psicomotricista Funzionale

Attività per il PREGRAFISMO

Attività da fare in casa con i bambini, per promuovere il pregrafismo con la Psicomotricità Funzionale

Con la chiusura delle scuole, molti bambini della Scuola d’Infanzia hanno interrotto i programmi di preparazione alla scuola Elementare, sia nell’apprendimento, sia in tutti quei prerequisiti che costituiscono un bagaglio importante da portare alla Scuola Primaria. 

In casa è possibile fare tante attività e con del materiale facilmente recuperabile, possiamo aiutare i nostri bambini ad acquisire abilità importanti, bastano alcuni accorgimenti e obiettivi ben chiari.

 

Di seguito troverai il collegamento a video su Instagram che ho realizzato, proponendo attività utili per il pregrafismo.

Infine, per alcune attività ti allego del materiale utile, da stampare o da riprodurre sul foglio.

 

DISEGNO SULLA SABBIA\FARINA

LINEE CURVE, SPEZZATE, SPIRALI

PUNTINISMO

TANGRAM

COORDINAZIONE E DISSOCIAZIONE MOVIMENTI

FORME E SIMMETRIAMODELLI SIMMETRIA

COORD. MOTORIA E OCULOMANUALE, RITMO E SEQUENZEMODELLI SEQUENZE

ABILITà VISUOSPAZIALI

Canali comunicativi

Riprendo da un testo di Cartacci:

Eliana è una bambina con Sindrome dello Spettro Autistico di 3 anni e mezzo: è presente l’evitamento tipico dello sguardo, più orientato all’ambiente e ai materiali presenti che le interessano. Ma l’iniziativa è frenata e l’energia si incanala in una infinità di saltelli e movimenti ritmici. Io, dopo un’attesa paziente, con la voce e poi con un tamburo cerco di rispecchiare più fedelmente possibile la musicalità dei suoi gesti. Questo provoca un’apertura mimica, il sorriso e lo sguardo su di me, e crea un clima di fiducia che mi permette, negli incontri successivi, di osare degli interventi e orientare con più forza la bambina verso gli oggetti che aveva più volte toccato senza usare: nascono così dei giochi condivisi.

🔁Ecco un esempio su come è possibile ricercare un canale comunicativo nel setting infantile, sintonizzandosi poi con i contenuti emozionali del bambino, declinati con canali espressivi diversi. Anche questo è un rispecchiamento (imperfetto!), che permette un processo dinamico e trasformativo.

PS. La foto è illustrativa e non collegata alla didascalia.

Questo è un post del mio profilo Instagram: psicologia.e.psicomotricità

Perché si parla di Spettro dell’Autismo?

L’Autismo, o come meglio definito, la Sindrome dello Spettro Autistico, viene indicato come una “sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita” (Linee guida per l’autismo, SINPIA-2005). Le aree di sviluppo coinvolte son quella dell’interazione sociale, del comportamento e della comunicazione.


👉Nel DSM 5 – Manuale Diagnostico Statistico (DSM V, 2013) è stata concettualizzata e definita una nuova categoria dignostica che, comprendendo un insieme comune di comportamenti, si può adattare alle diverse ed eterogenee presentazioni cliniche individuali. Uno spettro, quindi un insieme eterogeneo di caratteristiche, riflette meglio lo stato attuale delle conoscenza riguardo la patologia e la sua manifestazione clinica che, appunto, può essere altamente eterogenea e differenziata caso per caso, con diversi livelli di gravità


✅Si parla dunque di spettro per indicare la diversità di situazioni e caratteristiche, che vanno lungo un continuum, da lieve a estrema gravità.


👉Presso il mio Studio, in seguito a un inquadramento diagnostico e una valutazione clinico-comportamentale, oltre a un periodo di osservazione, procedo all’individuazione degli interventi attuabili per il bambino. L’intervento viene attivato a seconda delle potenzialità, delle necessità e bisogni del bambino, tenendo presente che una diagnosi precoce può permettere un intervento tempestivo e quindi una migliore prognosi: intervenire subito significa dare la possibilità al bambino di avere gli strumenti necessari per far fronte alle varie fasi di crescita.

✅Mai attendere che fattori o situazioni “problematiche” si risolvano da sole: nella maggior parte dei casi non è così, anzi! Alcuni aspetti potrebbero aggravarsi, rendendo più difficile un intervento futuro.

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Difficoltà di scrittura: cosa osservare?

I bambini che hanno iniziato a settembre la Scuola Primaria, in questi mesi stanno allenando il loro gesto grafico, scoprendo l’alfabeto e la scrittura.

Possono emergere però alcune difficoltà che, se trascurate, possono diventare in futuro un ostacolo alla scrittura stessa.


👉 Cosa possiamo osservare nei bambini per prevenire eventuali difficoltà di scrittura?

▪️POSIZIONE E PRENSIONE dello strumento: crea dolore nella scrittura? La presa è tridigitale?
▪️ ORIENTAMENTO NELLO SPAZIO GRAFICO: viene utilizzato tutto il foglio o solo una parte?
▪️ PRESSIONE SUL FOGLIO: il segno lasciato sul foglio è molto marcato? Oppure poco visibile?
▪️ DIREZIONE DEL GESTO GRAFICO: l’orientamento delle lettere e della scrittura è talvolta inverso?
▪️ PRODUZIONI E RIPRODUZIONI GRAFICHE, ESECUZIONE DI COPIE: la copiatura è corretta? Vi sono differenzeo alcune anomalie?
▪️ DIMENSIONI GRAFEMI: le lettere sono grandi? Troppo piccole rispetto allo spazio?
▪️ UNIONE DEI GRAFEMI, RITMO GRAFICO: le lettere sono unite tra di loro? Viene rispettato lo spazio tra una lettere e l’altra? E tra una parola e l’altra?

🌱 Se vengono osservate delle difficoltà, se il gesto grafico non è scorrevole o fluido, è bene favorire il movimento di dita, polso, gomito e spalla, anche con la sperimentazione nel disegno libero, con altri strumenti: acquarelli, cere, matite..

🌱 Nei casi in cui si riscontrasse ancora disagio durante la scrittura, potrebbe essere opportuno richiedere una consulenza psicomotoria specialistica.

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La Propriocezione

La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del corpo e degli arti nello spazio, indipendentemente dalla vista, sia durante il mantenimento di posture statiche che durante il movimento.

La propriocezione ha un ruolo centrale nel controllo del corpo e nel mantenimento della posizione, anche della posizione eretta.


💪Durante lo sviluppo del bambino è importante stimolare e potenziare la propriocezione: aiuta a finalizzare il movimento e a rendere le azioni efficaci sul mondo, permettendo di riconoscere se stessi nello spazio.


💪Negli adulti, anche a seguito di un trauma (cadute, cambiamenti coprporei,..), il sistema propriocettivo può alterarsi: le sensazioni avvertite e le conseguenti risposte motorie saranno diverse, producendo a loro volta risposte motorie alterate.


📍Grazie ad un percorso riabilitativo, con stimoli statici e dinamici, è possibile ristabilire la corretta funzionalità.
Oltre a ciò, questo allenamento è fondamentale per favorire l’ascolto del proprio corpo, per potersi percepire in modo più completo e globale.

Osservare e stare in ascolto

Ogni volta che incontro una persona o un bambino nel mio Studio, dedico molto tempo all’ascolto. Con i bambini per esempio posso mettermi seduta a terra, lasciando che sia il bambino a mostrare dei movimenti, questo o quel gioco animati in modo diverso, simulando azioni o versi di animali.

Mettersi all’ascolto non è un “non intervento”: come stare da una parte e guardare, controllando l’ambiente.

Mettersi all’ascolto è uno stato di reciprocità interattiva che mette al centro prima di tutto la capacità di risuonare delle intenzioni e delle azioni degli altri, in questo caso dei bambini. Liberi di mostrarsi e sperimentarsi, possono esprimere necessità e bisogni, direzionando il percorso stesso. E’ grazie all’osservazione e all’ascolto che si può procedere in modo puntuale su cosa porta la persona e su quali sono i suoi bisogni, insieme.


🌱Ascoltare in questo senso non vuol dire capire in modo definitivo, ma illuminare i propri dubbi.

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Rispecchiare e Trasformare

..no, non parliamo di specchi!
👉Il rispecchiamento educativo fa riferimento a Winnicott e alla ricerca scientifica, con la scoperta dei neuroni specchio, considerati le basi neurofisiologiche dell’empatia. Il rispecchiamento ha origini lontane: già in fase prenatale esiste uno scambio di messaggi e una reciproca influenza tra madre e bambino.


👉La possibilità di dialogare in modo dinamico ed evolutivo, ripettando l’espressività del bambino, accogliendo gli elementi significativi del suo messaggio, permette di riconoscerli dentro di sè e riportarli arricchiti.


🌱Le risposte dell’adulto svolgono una funzione di sostegno e di regolazione dell’iniziativa del bambino: permettono l’ampliamento dei canali espressivi, modulando l’intensità, il tempo ed i confini. Ad esempio, ad un bambino che getta oggetti in giro, è possibile dare un segno di riconoscimento del suo bisogno, fornendo un cestino dentro cui poter direzionare delle palline, favorendo schemi d’azione e funzioni percettive, suggerendo piccoli aggiustamenti. A ciò è possibile unire un obiettivo e delle regole, come per esempio lanciare solo le palline e non altri oggetti.

🌱Grazie alle esperienze progressive e le successive modulazioni, il bambino quindi può trarre una valutazione di ciò che sta facendo, di ciò che gli accade o accade fuori di lui, sviluppando l’empatia.

Psicomotricità Funzionale: attività per la presa a pinza

Ecco cosa è possibile fare in casa per aiutare lo sviluppo della presa a pinza (dove sono coinvolti pollice, indice e medio), utile per la scrittura!


La flessibilità e l’elasticità dei movimenti della mano sono fondamentali nella grafomotricità e nell’atto grafico. I chiodini o i piccoli cubetti (come quelli della foto) sono così piccolini che inevitabilmente le dita interessate saranno anche quelle che in futuro saranno in grado di afferrare una penna e direzionarne il tratto.

Questi materiali possono quindi potenziare la motricità interessata.. e poi stimolano la fantasia e la creatività!

Psicomotricità Funzionale: la manipolazione di materiali

Crescendo, il bambino sperimenta il passaggio dalla totale dipendenza dall’adulto ad una autonomia sempre più in evoluzione.

Grazie a che cosa il bambino può essere favorito in questo passaggio?

E’ grazie al movimento e allo sviluppo motorio che piano piano il bambino sarà in grado di esplorare l’ambiente, arricchendo la sua esperienza e il contatto con il mondo. 

Tra i 6 e gli 8 mesi infatti, dopo aver acquisito l’abilità di pressione e di afferrare oggetti, il bambino si sperimenta in situazioni diverse e con materiali diversi: tocca superfici, gioca con la terra, la sabbia.. fino ad avere l’abilità di afferrare e lanciare anche oggetti, “per vedere che cosa succede”.

Ecco che quindi diviene da spettatore dipendente dall’adulto, ad attore che agisce nell’ambiente, in grado di modificarlo. La manipolazione di diversi materiali permette al bambino di potenziare i muscoli coinvolti nella pressione, ma anche nel regolare la sua coordinazione occhio-mano, la motricità oculare e allenare l’attenzione focalizzata. Nella sua esperienza al Nido d’Infanzia e alla Scuola dell’Infanzia sono infatti previste delle attività che mirano proprio a sviluppare tali capacità.

Trovandosi immerso in processi manipolatori, il bambino può verbalizzare ciò che succede: ciò favorisce la comparsa di interazioni sempre più complesse con gli adulti di riferimento, dove anche il linguaggio si arricchisce. 

Nei bambini dove si assiste ad un ritardo nello sviluppo delle tappe motorie, spesso vengono proposte attività di manipolazione di diversi materiali: l’obiettivo è quello di colmare eventuali lacune nei diversi passaggi evolutivi, favorendo il linguaggio e le abilità cognitive, in un progetto psicomotorio. 

Quali materiali sono adatti alla manipolazione?

👉 Tutti i materiali sono buoni per favorire la manipolazione! Meglio prediligere materiali naturali sabbia, sassi, foglie, rametti,.. ma anche pasta, impasti, acqua, didò, creta….

dr.ssa Sara Verdini, Psicologa, Psicomotricista Funzionale

2 Aprile 2021 – Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo

Se hai incontrato una persona con Autismo, hai incontrato una persona con Autismo.

dr. Stephen Shore

Il termine “Autismo” venne utilizzato per la prima volta nel 1911 dal medico svizzero Bleuler, per indicare la condizione di ritiro in se stessi di alcuni pazienti di cui si occupava.

Successivamente sia Kanner nel 1943, sia Asperger nel 1944, pubblicarono articoli che tentavano di descrivere condizioni particolari che avevano osservato sia in bambini che in adulti. Fu proprio Asperger a proporre un primo approccio pedagogico e clinico, mirato al trattamento dei disturbi dello Spettro autistico, evidenziando la necessità di strategie e strumenti di educazione speciale.

La terminologia per indicare tale condizione di Autismo si è evoluta nel tempo e ad oggi si fa riferimento a una Sindrome dello Spettro Autistico, ovvero una “sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita” (Linee guida per l’autismo, SINPIA-2005).

Le aree di sviluppo coinvolte sono quella dell’interazione sociale, l’abilità di comunicare idee e sentimenti e capacità di stabilire della relazioni con gli altri.

Anche il comportamento è implicato, oltre agli interessi che appaiono generalmente ristretti e ripetitivi.

Perché si parla di “Spettro”?

Nel DSM 5 – Manuale Diagnostico Statistico (DSM V, 2013) è stata concettualizzata e definita una nuova categoria diagnostica che, comprendendo un insieme comune di comportamenti, si può adattare alle diverse ed eterogenee presentazioni cliniche individuali. Uno spettro, quindi un insieme eterogeneo di caratteristiche, riflette meglio lo stato attuale delle conoscenza riguardo la patologia e la sua manifestazione clinica che, appunto, può essere altamente eterogenea e differenziata caso per caso, con diversi livelli di gravità.
Si parla dunque di spettro per indicare la diversità di situazioni e caratteristiche, che vanno lungo un continuum, da lieve a estrema gravità.

Per effettuare una diagnosi di autismo è necessario:

  • determinare il livello cognitivo
  • determinare lo sviluppo del linguaggio
  • valutare se il comportamento è adeguato per l’età cronologica, mentale, di sviluppo del linguaggio
  • identificare ogni condizione organica
  • considerare eventuali fattori psicosociali rilevanti


Chi può fare diagnosi?

La diagnosi viene generalmente svolta dal Neuropsichiatra Infantile e dallo Psicologo, che attraverso l’uso di test, colloqui e osservazioni, possono valutare lo sviluppo della persona.

Quando fare diagnosi?

Generalmente, già prima dei 3 anni di età è possibile individuare aspetti del comportamento, dell’interazione, del linguaggio e dello sviluppo in generale che possono condurre verso una diagnosi di Sindrome dello Spettro Autistico. Tramite il contatto con il pediatra, è possibile procedere con visite e colloqui presso la Neuropsichiatria Infantile dei Servizi Sanitari di riferimento.

Ricordo che una diagnosi precoce, comporta un intervento precoce, con migliori condizioni prognostiche.

..Cosa osservare?

Caratteristiche legate all’età

Vi può essere una difficoltà nella diagnosi precoce, dovuta all’estrema variabilità della presentazione sintomatologica nei diversi bambini. Nonostante tali criticità, circa il 90% dei genitori comincia a notare delle anomalie entro i 24 mesi (De Giacomo e Fombonne, 1998): le maggiori preoccupazioni che riferiscono infatti riguardano il ritardo del linguaggio, la preoccupazione che il bambino possa avere dei problemi di udito oppure che il comportamento può variare da “troppo buono” a “eccessivamente irritabile”. Esistono in linea generale alcuni comportamenti da osservare:

Età precoce 0 -36 mesi

  • difficoltà a stare in braccio o a tollerare il contatto fisico
  • mancanza di sorriso in risposta a un sorriso sociale
  • difficoltà nel dirigere l’attenzione del bambino su un oggetto o un evento interessante
  • scarsa risposta alla voce dei genitori
  • movimenti stereotipati o attività ripetitive (allineare oggetti, routines fisse)
  • apatia o iperattività
  • gioco spesso sensoriale (i giochi vengono messi in bocca, annusati, vengono osservati nei loro movimenti, tipo le ruote di macchinine, nastri,..)
  • gioco di finzione assente o scarsamente presente (far da mangiare alla bambola,..)
  • non risponde al suo nome
  • non segue le indicazioni
  • scarso contatto oculare
  • prende gli oggetti da solo, è molto indipendente
  • ha crisi di collera e aggressività
  • non sa come usare i giocattoli
  • presenta strani movimenti
  • è ipersensibile a certi materiali o a certi suoni
  • cammina in punta di piedi

Età scolare

  • scarso interesse per i coetanei
  • tendenza all’isolamento
  • tendenza a prendere la mano dell’adulto senza contatto oculare per indirizzarlo verso un oggetto che non riesce a raggiungere da solo
  • difficoltà nello sguardo diretto

Adolescenza

  • repentine variazioni comportamentali
  • impulsività
  • scarso investimento nella relazione
  • oscillazioni del tono dell’umore

Nella maggior parte dei casi, vi sono diagnosi associate, come ad esempio ritardo mentale, che può variare da lieve a grave. Anche i sintomi comportamentali possono variare, così come la capacità attentiva, l’impulsività, risposte peculiari a stimoli sensoriali e anomalie relative all’alimentazione e al sonno.

Quando e come intervenire?

In seguito a un inquadramento diagnostico e una valutazione clinico-comportamentale, oltre a un periodo di osservazione, si procede all’individuazione degli interventi attuabili per il bambino. L’intervento viene attivato a seconda delle potenzialità, delle necessità e bisogni del bambino, tenendo presente che una diagnosi precoce può permettere un intervento tempestivo e quindi una migliore prognosi: intervenire subito significa dare la possibilità al bambino di avere gli strumenti necessari per far fronte alle varie fasi di crescita.

Mai attendere che fattori o situazioni “problematiche” si risolvano da sole: nella maggior parte dei casi non è così, anzi! Alcuni aspetti potrebbero aggravarsi, rendendo più difficile un intervento futuro.

Quali interventi?

Come per la maggior parte di difficoltà infantili, l’intervento più adeguato nella Sindrome dello Spettro Autistico è di tipo multidisciplinare: unire e creare un intervento coeso e coerente, aiuta sia il bambino sia la famiglia nello sviluppo e nella crescita.

La coesione di interventi come quello psicologico, psicomotorio, psicoeducativo, logopedico, sportivo,….

Per tale motivo una collaborazione tra diverse figure professionali permette un’approccio su più livelli, con metodologie diverse ma con obiettivi comuni. Ecco che dunque l’alleanza tra i diversi attori coinvolti è necessaria nell’intervento PsicoEducativo, sia con i diversi professionisti (Psicologo, Neuropsichiatra, Educatori, Insegnanti..) sia con la famiglia e i genitori, i “migliori esperti” del bambino.

Costruire una buona alleanza significa dare la possibilità a tutte le persone coinvolte di riconoscersi ed operare nel rispetto della crescita e dello sviluppo dell’altro, in un sistema protettivo e stimolante, favorendo l’apertura alla comunicazione, all’interazione positiva e all’autodeterminazione.

La valutazione del danno psichico

La valutazione del danno alla sfera psichica è uno dei campi in cui opera la Psicologia Giuridica e Forense.

Di cosa si tratta?

Può accedere che, a seguito di un evento traumatico, sia fisico o no, la persona sviluppi una sintomatologia in diretta connessione con l’evento. Tale causalità deve essere dimostrata e dimostrabile nella perizia, in modo da stabilire la presenza di un danno non patrimoniale (danno biologico, danno da pregiudizio esistenziale e danno morale). Il danno non patrimoniale è inteso come tale se è in grado di compromettere un bene protetto dalla Costituzione, come la Salute(Art.32), la sua prsonalità ed autodeterminazione (artt. 2 e 13), la famiglia (Artt.29 e 30).

Nella valutazione clinica quindi, devono essere considerate:

  • la presenza o meno di una malattia psichica, con elementi sintomatici oggettivi e con una permanenza a probabile lungo termine
  • la presenza o meno di una sofferenza soggettiva che provoca una sostanziale riduzione della qualità di vita della persona, con la presenza di sintomi anche non inquadrabili in un quadro psicopatologico.

L’esistenza di un danno biologico di natura psichica e\o di un danno alla sofferenza soggettiva e il nesso causale tra l’evento lesivo e il danno sono i principali elementi che devono essere indagati.

Tale valutazione assume caratteristiche molto complesse: è necessario valutare se la persona ha una connessione diretta e lineare con l’evento che ha arrecato il danno, se vi erano eventuali predisposizioni e in che percentuali, quale è la componente di qualità di vita compromessa e in che misura.

Lo strumento di valutazione principale è il colloquio clinico, a cui possono essere associati dei test. Gli obiettivi riguardano l’elaborazione della diagnosi e l’esclusione della simulazione, ma anche il costruire un quadro di vita del soggetto, con abitudini e di come l’evento ha inciso su eventuali cambiamenti.

Spesso, per completare la valutazione, è necessaria la presenza di un collegio peritale tra un medico legale e uno Psicologo giuridico.

dr.ssa Sara Verdini

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Dr.ssa Sara Verdini, Psicologa e Psicomotricista Funzionale a Firenze

Via del Palazzo bruciato, 7 B - Firenze

Email: studiodipsicologiainfo@gmail.com - Tel. +39 340 3695105

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