L’autismo è un disturbo generalizzato dello sviluppo, di origine genetica e con una forte interazione ambientale. 

L’autismo non è una malattia: non è possibile “curare” l’Autismo, ma è possibile prendersene cura con interventi psico educativi strutturati e potenziati da altri interventi utili al bambino, come logopedia o psicomotricità, verso l’abilitazione e il miglioramento della qualità di vita sia del bambino o dell’adulto autistico, che della sua famiglia. 

 

Autismo infantile: esordio

Vi sono diverse modalità di insorgenza dell’Autismo e solitamente è possibile rilevarlo entro i primi 3 anni di vita.

In alcuni bambini si manifesta già a partire dal primo anno, in altri nel secondo anno con un rallentamento o un arresto dello sviluppo o con una brusca regressione, in altri ancora può avere un andamento “fluttuante”, ma in ogni caso l’esordio è sempre nei primi tre anni di vita.

L’Autismo è inoltre un quadro clinico che si posiziona all’interno di uno spettro, ovvero possiede un’ampia variabilità di sintomi e gravità, per cui diagnosi di Autismo possono essere confermate anche in età più avanzata, quando lo sviluppo del bambino evidenzia caratteristiche peculiari.

La diagnosi di Autismo si basa su aspetti fondamentali dello sviluppo, come l’interazione sociale, gli interessi, il linguaggio e il comportamento.

 

Quali sono i primi segnali di Autismo Infantile?

Già dal primo anno di vita possono esservi dei segnali: il bambino non aggancia lo sguardo, non sorride al volto della madre o del padre, non si volta se chiamato e non mostra reazioni tipiche di fronte ad estranei. Inoltre il bambino può non essere particolarmente attratto da giocattoli o può mostrare interessi particolari, come essere attratto dalla luce o da meccanismi e dal movimento di alcuni oggetti. 

Possono inoltre essere presenti dei disturbi del sonno, dell’alimentazione e una elevata recettorialità sensoriale: per esempio il bambino sembra non udire particolari suoni ma può mostrare reazioni esagerate ad altri. 

Nel secondo anno l’eventuale ritardo del linguaggio si fa più chiaro, oltre al fatto che il bambino tende ad isolarsi, a non ricercare né altri bambini né i genitori. Possono inoltre comparire attività ripetitive alle quali il bambino si dedica per molto tempo, oltre che movimenti ripetitivi come muovere le mani (“sfarfallio”), oppure camminare in punta di piedi. Possono inoltre comparire crisi di agitazione difficilmente contenibili, che necessitano di molto tempo per placarsi. 

Possono mancare altri aspetti fondamentali per la diagnosi di Autismo, come:

  • la mancanza del “far finta” nel gioco;
  • l’indicare sia per mostrare un oggetto di interesse, sia per rispondere, utilizzando il dito indice per indicare ad un’altra persona;
  • dirigere lo sguardo dove qualcun altro sta guardando.

Tutti questi segnali, a diversi livelli di gravità, possono tuttavia riguardare bambini con sviluppo normotipico: per questo è fondamentale rivolgersi in caso di dubbio a specialisti del settore, al fine di evitare degli errori che potrebbero avere delle importanti ricadute sulla vita del bambino e della sua famiglia.

 

Cosa fare se notiamo questi segnali nel bambino? Qual è l’iter diagnostico?

Solitamente è il pediatra che, come primo referente dei genitori, avrà cura di inviare la famiglia agli specialisti del settore, psicologi o neuropsichiatri, qualora vi sia un sospetto di Autismo. I genitori possono tuttavia rivolgersi su iniziativa personale a specialisti del settore.

La valutazione diagnostica prevede una anamesi, un esame obiettivo e neurologico, osservazioni cliniche e diagnosi differenziali, al fine di stabilire un progetto di trattamento e riabilitazione, mirato e specifico per il bambino. 

Risulta ovvio inoltre che prima si interviene meglio è: una diagnosi precoce permette un trattamento precoce e un migliore raggiungimento di obiettivi utili allo sviluppo del bambino stesso. 

E’ fondamentale inoltre il coinvolgimento dei genitori nel trattamento, per potenziare il trattamento stesso, per favorire l’indipendenza e l’autonomia del bambino nella quotidianità e per supportare al meglio la famiglia. 

 

Autismo: quali interventi?

Il nucleo centrale dell’Autismo persiste per tutta la vita, ma è possibile agire sulla capacità di adattamento e sulla qualità di vita della persona e della sua famiglia. Gli interventi si differenziano per le diverse fasce d’età dei bambini o degli adulti, con obiettivi finalizzati e mirati allo sviluppo della persona. 

Occorre inoltre mantenere una continuità nel trattamento e nella comunicazione dei diversi professionisti che si prendono cura del bambino e della sua famiglia.

Un adeguato intervento dovrebbe prevedere: 

  • formulare una corretta diagnosi precoce e fornire informazioni alla famiglia;
  • fornire un controllo e una valutazione nel tempo;
  • promuovere un intervento educativo;
  • fornire sostegno psicologico e pratico alla famiglia;
  • coordinare e favorire la comunicazione tra i diversi servizi impegnati nel trattamenti (pediatri, psicologi, educatori, insegnanti,…).

Gli interventi possibili sono di tipo psicoeducativo, strutturati e progressivi, organizzati e uniformi, possibilmente con una equipe multidisciplinare: neuropsichiatra infantile, psicologo, psicomotricista, logopedista, educatore e insegnante che lavorano “in rete”.

Il trattamento psicoeducativo comprende un trattamento di educazione speciale e trattamenti riabilitativi specifici (linguaggio, psicomotricità, gioco), che devono essere continuativi, per evitare eventuali aspetti negativi, come la regressione.

In ogni caso, occorre partire dal bambino e dare significato e senso al suo comportamento, mentre i genitori devono essere aiutati a recuperare fiducia nelle loro capacità e competenze genitoriali: agire costantemente e in progressione, tenendo conto della personalità, degli interessi e dei bisogni del bambino e della famiglia. 

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