..no, non parliamo di specchi!
👉Il rispecchiamento educativo fa riferimento a Winnicott e alla ricerca scientifica, con la scoperta dei neuroni specchio, considerati le basi neurofisiologiche dell’empatia. Il rispecchiamento ha origini lontane: già in fase prenatale esiste uno scambio di messaggi e una reciproca influenza tra madre e bambino.


👉La possibilità di dialogare in modo dinamico ed evolutivo, ripettando l’espressività del bambino, accogliendo gli elementi significativi del suo messaggio, permette di riconoscerli dentro di sè e riportarli arricchiti.


🌱Le risposte dell’adulto svolgono una funzione di sostegno e di regolazione dell’iniziativa del bambino: permettono l’ampliamento dei canali espressivi, modulando l’intensità, il tempo ed i confini. Ad esempio, ad un bambino che getta oggetti in giro, è possibile dare un segno di riconoscimento del suo bisogno, fornendo un cestino dentro cui poter direzionare delle palline, favorendo schemi d’azione e funzioni percettive, suggerendo piccoli aggiustamenti. A ciò è possibile unire un obiettivo e delle regole, come per esempio lanciare solo le palline e non altri oggetti.

🌱Grazie alle esperienze progressive e le successive modulazioni, il bambino quindi può trarre una valutazione di ciò che sta facendo, di ciò che gli accade o accade fuori di lui, sviluppando l’empatia.