"Flee", @henriettaharris

“Flee”, @henriettaharris

Francesco aveva 38 anni e dopo aver conseguito la laurea in amministrazione aziendale era stato assunto da una compagnia di marketing. Grazie al suo impegno sul lavoro, Francesco ottenne con gli anni una promozione, diventando responsabile della sua divisione marketing: ciò suscitava in lui sentimenti contrastanti. Da un lato infatti si sentiva felice per il nuovo incarico, ma dall’altro gli orari lavorativi, le nuove responsabilità, il dare ordini, rispettare scadenze e presiedere continuamente a riunioni non  lo facevano mai sentire a proprio agio. 

Francesco dopo la promozione iniziò a sentirsi sempre stanco, a dormire male, ad avere bruciori di stomaco e a digerire male. Aveva difficoltà a concentrarsi nel lavoro ed era sempre agitato, arrabbiato e scortese con i familiari.

Durante un check up di routine, il medico curante di Francesco scoprì che la pressione arteriosa di Francesco era salita fino a collocarsi nella fascia borderline per l’ipertensione, imponendo quindi al suo paziente più controlli giornalieri della pressione. Durante i primi giorni di monitoraggio la pressione di Francesco era sempre molto alta, fino ad arrivare a 180 di massima e 120 di minima, valori non più borderline ma propri di una pressione arteriosa notevolmente alta. 

Una settimana dopo Francesco rassegnò le dimissioni dal ruolo manageriale e ottenne una posizione meno prestigiosa ma, sperava, meno “stressante”. 


Il racconto di Francesco pone l’attenzione sui disturbi psicofisiologici: l’asma, l’ipertensione, la cefalea e la gastrite, per esempio, sono caratterizzati da veri e propri sintomi fisici, causati o aggravati da fattori emozionali: è provato infatti che la psiche (la mente), può produrre degli effetti negativi sul soma (il corpo). 

Le ricerche in questo campo infatti si sono concentrate sulle modalità con cui lo stress psicologico riesce a produrre un particolare disagio fisico, più o meno complesso a seconda della persona.


Ma cos’è lo stress?

Alcuni ricercatori considerano lo stress come uno stimolo (fattore di stress), che può essere grave (come la morte di una persona cara), minore (per esempio intoppi quotidiani, come rimanere fermi nel traffico), acuto o cronico (per esempio trovarsi in un ambiente lavorativo ostile).

Stabilire che cosa è esattamente un fattore di stress è difficile: le persone reagiscono con modalità molto diverse alle sfide dell’esistenza, poiché è il modo con cui soggettivamente percepiamo o valutiamo l’ambiente a determinare se un fattore di stress è presente o meno, oltre alla capacità di mettere in atto delle reazioni per affrontare un problema o per gestire le emozioni che esso produce.  Quando gli eventi sono fonte di stress per la persona, essa li affronta tramite delle strategie di reazione che ha sviluppato negli anni. Se queste non riescono a ridurre la quantità di stress che la persona esperisce, il rischio di una malattia aumenta. 


Come si fa a riconoscere se si è “stressati”?

Lo stress può ripercuotersi negativamente anche sulla vita privata, ad esempio quando induce a trascurare le relazioni personali o a nutrirsi male. Le difficoltà nelle relazioni personali, le malattie o le preoccupazioni di natura finanziaria, a loro volta, possono compromettere il rendimento sul posto di lavoro.
I fattori che causano stress provocano frustrazione e a lungo termine possono pregiudicare la salute.

Vi sono molti sintomi, sia fisici che emotivi, cognitivi e comportamentali:

  • Stanchezza generale
  • Sensazione di esaurimento
  • Frequenza cardiaca elevata, palpitazioni, dolori cardiaci
  • Mal di testa
  • Problemi di vascolarizzazione, mani e piedi freddi
  • Sudorazione eccessiva a mani, ascelle, viso e torso (senza esercizio fisico)
  • Disturbi sessuali
  • Aumento generale dei problemi di salute e delle malattie di ogni genere
  • Disturbi del sonno
  • Secchezza della gola o della bocca
  • Problemi respiratori
  • Collera, aggressività
  • Insoddisfazione generale
  • Nervosità, irritabilità, impazienza, ipersensibilità
  • Pessimismo, depressione
  • Sensazione di non farcela
  • Insicurezza
  • Difficoltà di concentrazione, pensieri sconclusionati
  • Prospettive a corto termine o limitate, mancanza di progetti a lungo termine
  • Avversione nei confronti di cose e situazioni nuove
  • Riduzione della capacità di lavorare in gruppo, isolamento sociale
  • Aumento di infortuni e incidenti
  • Calo del rendimento
  • Rinuncia a pause, lavoro nel tempo libero, dipendenza dal lavoro
  • Alimentazione malsana, mancanza di movimento
  • Dipendenze (alcol, nicotina, droghe)
  • Apatia
  • Frequenti assenze per malattia

Come fare per ridurre lo stress? Le cure

I disturbi psicofisiologici sono delle vere e proprie disfunzioni organiche: un approccio psicologico e medico permette una corretta presa in carico della situazione.

Percorsi psicologici si propongono di aiutare la persona a ridurre l’ansia e lo stress, proponendo strumenti per il riconoscimento e il miglioramento della condizione fisiologica, modificando anche i comportamenti dannosi per la salute. La persona viene così agevolata nel riconoscimento delle proprie potenzialità e delle risorse che permettono di aiutare a contrastare lo stress e le sue conseguenze. Tali risorse, inoltre, influenzano positivamente la salute, la soddisfazione sul posto di lavoro, il rendimento e la motivazione: la persona impara modalità per affrontare gli inevitabili stress della vita quotidiana, rendendo meno grave il prezzo che l’organismo paga per gli affetti dello stress. 

 

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