L’essere soddisfatti del proprio lavoro e il benessere lavorativo sono strettamente correlati con il nostro benessere, sia psichico che fisico. 

Purtroppo però, spesso non è così: talvolta gli impegni lavorativi e il contesto rendono davvero difficile la quotidianità. A lungo andare è possibile sperimentare sintomi ansiosi e depressivi, oltre a disturbi psicofisiologici come insonnia, disturbi gastrointestinali, debolezza e stanchezza. Nei casi più gravi si può parlare di un disagio lavorativo vero e proprio, con conseguenze sula salute della persona e sulle relazioni interpersonali: famiglia, figli, amici, colleghi.

Il disagio lavorativo può portare ad una scarsa efficienza sul posto di lavoro, sentimenti di inefficacia, difficoltà nella comunicazione con gli altri, bassa produttività e un clima ostile all’interno del posto di lavoro, generando un circolo vizioso che si autoalimenta e che risulta difficile da spezzare.

Quando si può parlare di grave disagio lavorativo?

Disagio lavorativo: mobbing

Quando la persona sperimenta disagi psicofisiologici, come disfunzioni gastrointestinali, disfunzioni sessuali, emicrania e cefalea, malattie della pelle, disturbi dell’appetito e del sonno e sintomi psicologici, come rabbia, ansia, isolamento, alterazioni dell’umore, sensazione di perdita di controllo. 

Lo stress lavorativo  si può concettualizzare come quell’insieme di stimoli negativi che conducono la persona a sperimentare disagi fisici e psicologi, riconducibili ad eventi lavorativi, come: essere sottoposti a rumori e stimoli visivi eccessivi, il sovraccarico lavorativo, la mancanza di tempo per poter svolgere un lavoro, la monotonia delle attività, la mancanza di riconoscimento, eccessive responsabilità, l’ambiguità del proprio ruolo, il conflitto con superiori e colleghi, la mancanza di soddisfazione e realizzazione personale ed infine essere oggetto di mobbing.

Burnout si traduce in “esaurimento”: la sindrome di burnout o “dell’esaurimento da lavoro” è la risposta ad uno stress emotivo cronico e persistente, caratterizzato da esaurimento fisico ed emotivo, tendenza a considerare le persone come oggetti, sensazione di perdita di significato del proprio operato e ridotta produttività. Illustrazione di @edithlebeau, instagram

Spesso, in professioni dedicate alle altre persone (infermieri, maestri e insegnanti, OSS,..)  può essere presente una situazione di Burnout, un disagio psicologico in cui la persona sperimenta un esaurimento emotivo, si sente in continua tensione, inefficiente sul lavoro, distaccata e fredda con i colleghi o con l’utenza, in una sorta di depersonalizzazione. 

In situazioni in cui vi sono dei comportamenti violenti come abusi psicologici, demansionamenti e  umiliazioni sul posto di lavoro perpetrati da uno o più individui nei confronti di un altro individuo, prolungati nel tempo e lesivi della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica della persona, si può parlare di mobbing. Spesso questa pratica è spesso condotta al fine di indurre la vittima ad abbandonare il lavoro senza ricorrere al licenziamento.

Le persone vittime di mobbing mostrano alterazioni nell’equilibrio socio-emotivo (ansia, depressione, attacchi di panico), alterazioni dell’equilibrio psicofisiologico (vertigini, cefalea, disturbi gastrointestinali e del sonno) e disturbi a livello comportamentale (modifica del comportamento alimentare, reazioni aggressive, passività).

Attraverso un aiuto specialistico, è possibile affrontare questo tipo di problematiche.

Il disagio lavorativo ha effetti devastanti sulla persona colpita, che viene danneggiata psicologicamente e fisicamente, menomata della sua capacità lavorativa e della fiducia in se stessa. Il percorso evolutivo del disagio coinvolge la famiglia e il contesto sociale in generale, poiché la perdita del ruolo di lavoratore mina le fondamenta dell’identità personale e la propria autostima. 

Ricordando che il mobbing non è una malattia psicologica o psichiatrica della persona, ma una malattia del posto di lavoro, è possibile intervenire sia per sostenere psicologicamente la persona sia per attivarsi dal punto di vista giuridico, attraverso il riconoscimento della situazione di mobbing e di richiesta di danno subito.

La giurisprudenza italiana ha affrontato il tema del mobbing già a partire dal 1999 e ad oggi è possibile identificare il danno risarcibile da mobbing, che si verifica ogni qualvolta il lavoratore viene aggredito nella sfera di dignità lavorativa e personale. In tali casi è possibile procedere sia con un valido supporto psicologico, sia per vie legali, dove una valutazione psicologica del danno consente di identificare le ripercussioni psicologiche, sia in fase extragiudiziale, sia all’interno di una CTU\CTP

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